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Brutta scrittura: pigrizia o disgrafia?

By BLU 3 anni agoNo Comments
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Nell’ambito dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento, la disgrafia appare come il meno conosciuto, anche se è particolarmente evidente anche a chi non conosce i DSA. Per definizione, la disgrafia è un disturbo specifico della scrittura nella riproduzione di segni alfabetici e numerici: si tratta per cui di una brutta scrittura, che si esplicita sia in italiano che in matematica.

La disgrafia può essere associata ad altri disturbi dell’apprendimento, così come può essere l’unico presente in un bambino senza altre difficoltà; l’aspetto peculiare di questa problematica è che, a differenza degli altri disturbi specifici, ha una componente motoria molto importante. La scrittura, infatti, è una prassia, ovvero un azione su un oggetto, che necessita di tantissimi prerequisiti legati ad aspetti motori, oltre a quelli linguistici e cognitivi. Tra questi ci sono:

  • Competenza posturale: per scrivere in maniera adeguata devo riuscire a mantenere una postura a lungo, senza che mi provochi fastidio o dolore.
  • Motricità fine: per compiere un gesto così piccolo e preciso con uno strumento devo essere in grado di gestire i movimenti della mano.
  • Oculomotricità e coordinazione occhio-mano: i miei occhi devono essere in grado di muoversi bene e al passo con la mia mano.
  • Lateralità e organizzazione spaziale: la gestione dello spazio-foglio richiede che io sia in grado di trovare i punti di riferimento all’interno di esso.
  • Organizzazione temporale: come in tutte le prassie complesse c’è una sequenza di azioni da portare a termine per avere un risultato; la scrittura, inoltre, è caratterizzato da un ritmo, che deve essere il più possibile regolare.

Un ritardo nello sviluppo di queste competenze comporta una difficoltà nella scrittura. Non dimentichiamoci, infatti, che i bambini prima di parlare si muovono: l’apprendimento delle sequenze, delle leggi della fisica che regolano lo spazio e il tempo, avvengono tramite il movimento, ed è solo dopo che a questi concetti viene dato un nome e vengono organizzati nelle strutture cognitive. Un gesto grafomotorio non ben organizzato può quindi compromettere le abilità di scrittura di un bambino senza altre difficoltà.

Molto rilevante nella disgrafia è la possibilità che sia derivata da un disturbo più generale della coordinazione, che va a rendere deficitario anche l’atto grafomotorio. Va inoltre tenuto in considerazione che la disgrafia, essendo un problema motorio, ha ripercussioni non solo sulla scrittura, ma anche nel disegno, nella geometria, nel calcolo in colonna, soprattutto se associato a difficoltà visuo-spaziali, frequenti nei bambini con difficoltà di apprendimento.

Come si individua un bambino disgrafico? Ecco i campanelli d’allarme:

  • Brutta scrittura, faticosa da leggere (in particolare in corsivo), con scarso rispetto delle righe e dei margini.
  • Presenza di dolore durante la scrittura, dato dalla postura, da una brutta impugnatura e/o da una regolazione tonica non adeguata: quando un bambino ha male c’è sicuramente qualcosa da correggere.
  • Una scrittura molto bella ma lenta. Quello che manca al bambino disgrafico è l’automatizzazione del gesto grafomotorio: scrivere bene comporta enorme impegno e fatica, per cui risulta lento, e quando è ormai stanco la scrittura peggiorerà.

In generale l’affaticabilità è un problema importante: per compensare la difficoltà questi bambini spenderanno 80 in attività che agli altri costano 20, e tenderanno ad esaurire prima il 100% delle loro energie.

Cosa fare quando individuiamo un bambino con possibile disgrafia? La prima cosa da fare è una visita oculistica e ortottica, per verificare la presenza di difetti visivi o difficoltà di motricità oculare. Se da tale valutazione non emerge nulla, la famiglia deve rivolgersi ad un’equipe, in ASL o in un centro privato

A seconda delle esigenze del bambino verrà quindi deciso che valutazioni fare: nel caso della disgrafia, sarà il Terapista della Neuro e Psicomotricità a valutare tutti i prerequisiti motori alla scrittura e somministrerà al bambino anche alcuni test standardizzati (standardizzato significa che è stato somministrato ad un numero sufficientemente alto di bambini da essere giudicato attendibile). In base a tale valutazione il terapista suggerirà quindi una presa in carico per il recupero delle abilità risultate deficitarie.

I Disturbi Specifici di Apprendimento, tra cui la disgrafia, possono essere diagnosticati solo dalla fine della seconda elementare, in modo da dare il tempo ad ogni bambino di raggiungere un buon grado di autonomia nella letto-scrittura; tuttavia, se i campanelli d’allarme di cui abbiamo parlato prima sono particolarmente rilevanti, è opportuno individuare i fattori di rischio anche con una valutazione precoce.

E’ necessario a questo punto esplicitare che cosa significhi la parola diagnosi, che spesso suscita allarme nelle famiglie. Che cos’è quindi una diagnosi? E’ la valutazione del bambino fatta da un’equipe di professionisti sanitari, per cui può essere rilasciata sia da un ente pubblico (ASL) che da enti privati; la certificazione, invece, è il riconoscimento legale della diagnosi rilasciato dall’ASL. La legge 170 del 2010, che tutela i Disturbi Specifici di Apprendimento, obbliga la scuola a provvedere al Piano Didattico Personalizzato appena viene fatta la diagnosi, anche se la certificazione non è ancora stata approvata: il PDP non serve assolutamente a definire il bambino come “diverso” dagli altri e non comporta un piano di studi differenziato, bensì elenca una serie di strumenti compensativi e dispensativi tarati sulle capacità del bambino, utili a fargli raggiungere il suo massimo potenziale nell’apprendimento.

Quali sono gli strumenti compensativi che può usare la scuola per aiutare i bambini disgrafici? Ce ne sono diversi e sono tutti mirati a ridurre il più possibile la fatica del bambino nella scrittura, per cui ad esempio si permette di scegliere il carattere preferito (consigliato lo stampato maiuscolo),  con una penna adeguata alle difficoltà del bambino, e in generale usare tutte le accortezze possibili per far scrivere di meno (uso del registratore, smart pen, mappe concettuali, materiale fornito dall’insegnante). Se ci sono difficoltà nell’organizzazione spaziale si possono utilizzare quaderni con le righe di scrittura evidenziati e schede specifiche per il calcolo in colonna.

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