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  • Chiudete gli occhi e immaginate il cielo blu, respirate profondamente.
     

  • Sentirete il battito del vostro cuore
    che si regolarizza,
    il respiro sarà tranquillo
    e potrete provare un senso di benessere.

  •  Il blu è considerato da sempre il colore della calma e della tranquillità. Questa ragione mi ha portata ad immaginare un posto BLU dove le persone si potessero sentire accolte, rassicurate, sostenute.

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C-BLU

CENTRO MULTIDISCIPLINARE PER LA PROMOZIONE DELLA SALUTE

Chiudete gli occhi e immaginate il cielo blu, respirate profondamente. Sentirete il battito del vostro cuore che si regolarizza, il respiro sarà tranquillo e potrete provare un senso di benessere. Il blu è considerato da sempre il colore della calma e della tranquillità…

Perché C-BLU?

Per diventare un adulto sano e felice è necessario coltivare il benessere sin da piccoli: C-BlU è il primo centro multidisciplinare con sede a Torino e Bari orientato al benessere e alla promozione della salute di tutta la famiglia: ci prenderemo cura di te con l’ausilio della professionalità di una équipe altamente qualificata composta da psicologi, psicoterapeuti, logopedisti, nutrizionisti, educatori, neuropsichiatri e psicomotricisti. I professionisti di C-BLU lavorano in sintonia per ideare percorsi personalizzati per la ricerca del tuo equilibrio psicofisico, della tua famiglia e lo sviluppo armonico dei tuoi bambini.
Da C-BLU ti sentirai accolto, rassicurato, sostenuto. Scopri di più…

Il lutto come esperienza trasformativa

15 ottobre 2018
                                Il lutto come esperienza trasformativa                                Affrontare e Trasformare   La morte come la nascita fa parte della vita  Camminare consiste sia nell’alzare il piede sia nel posarlo. Tagore Uccelli migranti Il lutto è un’esperienza che appartiene all’esistenza e che l’essere umano è obbligato a vivere nell’arco della vita. Sin dalla nascita si incontrano innumerevoli separazioni (si pensi…al momento del parto, al passaggio dall’infanzia all’adolescenza, alla fine di un corso di studi, al divorzio, al pensionamento, o ancora alla perdita di una persona cara), alle quali è legato un sentimento doloroso che connotiamo come lutto. “Il lutto è uno stato psicologico conseguente alla perdita di un oggetto significativo, che ha fatto parte integrante dell’esistenza” (Galimberti). Di seguito mi soffermerò sul lutto collegato alla perdita di una persona cara e alla sua elaborazione. Come esseri umani si è spinti inconsciamente a ritenere di essere immortali, la morte è intollerabile per l’inconscio e quindi si è portati a rinnegarla. Si vive  senza pensare che “la morte appartiene alla vita e la vita appartiene alla morte”[1]. Ne riscopriamo la presenza solo quando siamo costretti a confrontarci con la perdita di chi amiamo, un’esperienza devastante e dolorosa sia emotivamente che fisicamente. Dal punto di vista psicologico quando si subisce un lutto mi riferisco alla perdita di una persona cara (sottolineo la parola subire in quanto si tratta di una situazione, che non si può scegliere, e che accade al di là della nostra volontà) si manifestano una serie di reazioni emotive, cognitive, fisiche e comportamentali. Dal punto di vista emotivo e cognitivo si sperimentano sentimenti di tristezza, rabbia, ansia e sensi di colpa che possono unirsi a pensieri ricorrenti verso la persona perduta. Dal punto di vista comportamentale può attivarsi un ritiro sociale, ci si chiude in sé alla ricerca della persona scomparsa. Fisicamente si può manifestare perdita di appetito, disturbi del sonno e vari disturbi al sistema gastrointestinale, cardiocircolatorio e respiratorio. Questi aspetti sono fisiologicamente elaborati con il passare del tempo attraverso un processo di naturale elaborazione del lutto. Tale processo consiste in una serie di fasi che possono evolversi sia in modo lineare ma anche in modo alternato, ciò che è importante è attraversarle. “Una ferita si chiude e dentro non si vede”, canta E. Meta, ma “il come” questa ferita si chiude è fondamentale per la salute. Generalmente vengono individuate cinque fasi per elaborare un lutto:   Fase della negazione o del rifiuto caratterizzata dal rifiuto per la perdita. L’individuo non accetta di aver perduto la persona amata e manifesta un reazione di protesta. Ci si chiede: Ma è sicuro che non c’è più? Fase della rabbia caratterizzata da emozioni forti come rabbia e paura che possono essere dirette verso sé o verso altri. Si ricerca un oggetto responsabile della perdita. In questa fase può attivarsi il rifiuto, la chiusura e il ritiro in

Giornata Nazionale della Psicologia 2018

21 settembre 2018
  Il 10 ottobre 2018 si svolge la giornata nazionale della psicologia organizzata dall’Ordine Nazionale degli Psicologi con il patrocinio del Ministero della Salute. Il tema di questa terza edizione è “Ascoltarsi e Ascoltare: la persona al centro della propria vita” e nasce con l’obiettivo di promuovere le forme e le possibilità di ascolto come strumento per lo sviluppo personale e sociale e per il cambiamento positivo. “Studi Aperti” è l’iniziativa promossa dall’ordine e consiste in incontri di informazione e consulenze gratuite aperti a tutti.                                           Centro Blu partecipa a questa iniziativa Impegnati da tempo nella promozione della salute delle persone e dei contesti in cui vivono, come centro di promozione della salute, riteniamo utile contribuire alla diffusione di cosa le persone o i contesti (scuola, comunità, organizzazioni, servizi di cura) possono raggiungere attraverso l’aiuto della psicologia e dello psicologo. In linea infatti con il messaggio promosso dall’ordine: “ascoltare se stessi, ascoltare gli altri, trasformare i rischi in opportunità e le sfide in momenti di crescita, prevenire, curare, promuovere salute e sviluppare risorse” miriamo a diffondere una psicologia non solo come servizio di cura ma anche e soprattutto come spazio di prevenzione, promozione della salute e sviluppo personale. Per informazioni chiamaci allo 011/6980543. L’iniziativa è aperta a persone singole, scuole, comunità, organizzazioni. E’  possibile consultare l’evento Giornata nazionale della psicologia ai seguenti link: http://www.psy.it/giornatapsicologia/news/benvenuti-alla-giornata-nazionale-della-psicologia- https://www.psy.it/giornatapsicologia/video/ https://www.psy.it/giornatapsicologia/studi-aperti/

I litigi tra bambini

3 settembre 2018
  I litigi tra bambini “Sai perché i bambini litigano e poi vanno a giocare insieme? Perché la loro felicità vale più del loro orgoglio” I litigi tra bambini sono frequenti in età scolare e i genitori si trovano spesso coinvolti nel fronteggiarli.  I bambini litigano tra loro per svariate motivazioni: vogliono avere lo stesso gioco, lo stesso ruolo, la stessa attenzione, o semplicemente per gelosia. Tuttavia, così come litigano, i bambini sanno anche far pace. Infatti, un minuto prima stanno litigando perché vogliono a tutti i costi quel gioco, il minuto dopo giocano insieme e si divertono come se nulla fosse accaduto. Hanno già fatto la pace. Diversamente dagli adulti, i bambini hanno una naturale tendenza al contrasto e allo stesso tempo la capacità di trovare soluzioni, anche in modo molto creativo. A complicar le cose molto spesso sono le difficoltà dei genitori che, manifestano preoccupazione e tendono a intervenire o in modo sostitutivo (fanno loro giustizia e individuano un colpevole) o lascian correre in modo evitante. Per i genitori la gestione dei litigi dei figli è una situazione faticosa e pesante. Ciò è in parte dovuto al fatto che, come adulti si ha una propria rappresentazione di conflitto e una modalità di confliggere che si riattiva emotivamente quando ci si trova difronte al litigio del proprio figlio. Tener conto di questo aspetto consente al genitore di separare la propria esperienza personale dalla situazione di contrasto che sta agendo il figlio e non trasferire sulla stessa i sentimenti negativi che prova lui come adulto quando litiga con qualcuno. Anche se si è immersi in una cultura in cui è favorito il “non litigare” in quanto il contrasto è connotato come qualcosa di negativo e come tale da evitare, il conflitto è una componente fisiologica delle relazioni umane e apprendere a litigare è un elemento importante per lo sviluppo sano dei bambini. Per i bambini  litigare è un momento importante di crescita,  di costruzione della fiducia in sé, di aumento  dell’autostima. Il litigio è occasione di confronto attraverso il quale il piccolo può apprendere a regolare il proprio autocentrismo e il piacere di giocare con gli altri. Il litigio inoltre attiva meccanismi di regolazione reciproca, conoscenza, interazione e esplorazione e si pone come occasione per strutturare l’area dell’affermazione di sé e della regolazione reciproca. Attraverso il litigio i bambini imparano a: affermare se stessi, considerare gli altri, soddisfare i loro bisogni più profondi (tra essi lo stesso bisogno di litigare), conoscere se stessi e le proprie potenzialità. Come i bambini possono gestire i litigi? E gli adulti quale contributo possono dare? I bambini sono in grado di mettere in atto strategie di mitigazione e di risoluzione positiva dei conflitti adottando il compromesso, la controproposta, la giustificazione e la riconciliazione. Hanno tuttavia necessità di essere sostenuti nel riconoscere e gestire le emozioni provate (rabbia, frustrazione),  nel cogliere il punto di vista dell’altro, nel formulare un accordo. Novara ha strutturato un metodo maieutico per affrontare il conflitto intitolato “Litigare bene”. Il metodo

Prendersi cura delle relazioni

18 luglio 2018
“Non c’è speranza di gioia ad eccezione che nelle relazioni umane” Antoine de Saint-Exupery Nel corso della vita si ricercano e si costruiscono relazioni. C’è chi le reputa un ingrediente fondamentale dell’esistenza e costruisce numerose reti, e chi scegli di instaurare solo pochi rapporti. Sin dalla nascita ci si rapporta con gli altri, e anche se i modi di incontrare l’altro cambiano (pensiamo all’influenza della tecnologia nella nostra epoca) si è naturalmente spinti a ricercare un’amicizia e/o  un partner per creare un legame, un’affettività, per ricevere calore, vicinanza, supporto, ma anche per costruire l’identità, essere riconosciuti e considerati. Se i piccoli di molte specie, come dimostrato da numerosi esperimenti, preferivano il calore e la vicinanza della madre piuttosto che il cibo avranno avuto buone motivazioni. I rapporti con gli altri rivestono un ruolo importante sia per la sopravvivenza delle persone: numerosi studi sul sostegno sociale mostrano che le persone con minori contatti sociali si ammalano di più e hanno maggiori difficoltà a riprendersi dalle malattie; sia per il mantenimento della salute: diverse ricerche sostengono che la presenza di un partner è un fattore protettivo. Tuttavia la semplice presenza degli altri non è sufficiente a vivere una vita sana ( ad es. avere un partner non sempre è un fattore protettivo se poi si desidera allontanarsene). Oltre alla quantità è importante la qualità dei rapporti che viviamo. Una relazione di qualità è caratterizzata da rispetto, premurosità, fiducia, onestà, sostegno, buona comunicazione. Le relazioni positive favoriscono empatia, gratitudine, apertura, compassione, comprensione e rispetto per la diversità. Le relazioni negative invece sono strumentalizzanti, coercitive, ingiuste e sbilanciate. Inoltre, a mio avviso, una caratteristica importante delle relazioni sane è la reciprocità, e non si tratta di quantificare lo scambio ma di stabilire una dinamica di mutualità tra sé e l’altro, cioè uno scambio sano, reciproco e appagante. Quando le relazioni non funzionano diventano una fonte di malessere e suscitano rabbia, delusione, senso di solitudine, sofferenza per lo scarso riconoscimento e la  mancanza di rispetto. A volte tale malessere si riversa sulla propria vita, sull’immagine di sé e sulla realizzazione di se stessi. E’ quindi necessario, costruire e mantenere relazioni di buona qualità. E per farlo bisogna coltivarle costantemente. Come un pianta la relazione ha bisogno di cure cioè di nutrimento, tempo, presenza, rispetto, amore. Ma come ci si prende cura di una relazione? Per prendersi cura di una relazione bisogna innanzitutto pensarla. Spesso si mantengono rapporti per la rappresentazione mentale costruita, per l’immagine di sé che ci offrono, che magari non ci appartiene più, o per paura della solitudine. E’ utile quindi interrogarsi su ciò che accade in se stessi e nei rapporti con gli altri e sviluppare un pensiero nuovo. Possono risultare utili domande quali: Come funziona la relazione? Cosa mi spinge a mantenerla? Quale ruolo sto assumendo? E perché? Riflettere è il primo passo per non restare invischiati in relazioni spente e senza più nulla da offrire. In secondo luogo è necessario ascoltare le Emozioni cioè riconoscerle, esprimerle e imparare a gestirle.

Memoria:una delle funzioni cognitive alla base della vita

16 luglio 2018
“Siamo ciò che siamo per via di ciò che impariamo e ricordiamo” La memoria è una delle principali risorse che abbiamo non solo per ricordare la nostra storia (chi siamo- da dove veniamo-cosa ci piace) ma anche e soprattutto per crescere, svilupparci e  apprendere nuove cose. Senza la memoria perderemmo la nostra identità, il nostro senso di sé ma anche la continuità della nostra vita e della specie a cui apparteniamo. Tutti disponiamo della capacità mnesica ma ne diventiamo consapevoli solo al momento in cui essa manifesta fragilità. Le fragilità di memoria possono manifestarsi nell’infanzia e in adolescenza compromettendo la capacità di apprendere del bambino e/o adolescente, in età adulta dove possono compromettere il senso di fiducia, l’autostima e la realizzazione di sé della persona e infine nella terza età, dove gravi compromissioni della memoria si manifestano nell’Alzheimer o nella demenza senile. Abbiamo diversi tipi di memoria. La distinzione principale è tra memoria implicita, detta anche procedurale quella che utilizziamo in modo inconsapevole, (pensiamo a quando andiamo in bicicletta, oppure quando il bambino piccolo muove la testa verso la voce della madre) e memoria esplicita quella che utilizziamo per ricordare le cose che ascoltiamo, leggiamo, vediamo. La memoria esplicita può essere a breve e a lungo termine. La memoria a breve termine consente di tenere a mente delle informazioni per un breve periodo di tempo e di archiviarle nella memoria a lungo termine e può essere uditiva (ci arriva dal canale  verbale) e visiva (ci arriva dal canale visivo e spaziale). La memoria a lungo termine ci consente di rievocare quanto abbiamo immagazzinato anche a distanza di tempo.  In età infantile e adolescenziale si rintracciano fragilità e/o deficit di memoria quando i bambini o gli adolescenti fanno fatica a ricordare quanto ascoltato in classe o letto da un testo e manifestano facile distraibilità, ipercinesia, ansia e  svogliatezza. In età adulta quando la memoria funziona poco o non funziona affatto la persona tende a dimenticare appuntamenti, scadenze lavorative o impegni familiari, ha difficoltà a concentrarsi, e si affatica più facilmente; ciò comporta di non riuscire a portare a termine un compito, un’attività o un impegno prefissato in modo puntuale. Ne derivano emozioni negative come ansia, frustrazione, senso di inefficacia e anche conflitti relazionali che nel lungo periodo contribuiscono ad abbassare l’autostima, il senso di efficacia e la motivazione verso quello che si svolge. Nella terza età le difficoltà possono essere di vario tipo: neurologiche, psicologiche, cognitive e come tali vanno esplorate attraverso un mirato lavoro di equipe. Una valutazione del funzionamento della memoria, attraverso una testistica standardizzata consente di tracciare i punti di forza e le fragilità del funzionamento della memoria.  I test variano in base all’età e al tipo di sintomi riportati dal paziente. Per gli adulti tra la testistica disponibile è possibile utilizzare il MODA che consente di individuare deficit neuropsicologici (demenza senile, Alzheimer) o l’RMBT3 che indaga il funzionamento della memoria nelle aree di memoria visiva, uditiva, di apprendimento. Nel bambino piccolo la memoria può essere approfondita attraverso