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  • Chiudete gli occhi e immaginate il cielo blu, respirate profondamente.
     

  • Sentirete il battito del vostro cuore
    che si regolarizza,
    il respiro sarà tranquillo
    e potrete provare un senso di benessere.

  •  Il blu è considerato da sempre il colore della calma e della tranquillità. Questa ragione mi ha portata ad immaginare un posto BLU dove le persone si potessero sentire accolte, rassicurate, sostenute.

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C-BLU

CENTRO MULTIDISCIPLINARE PER LA PROMOZIONE DELLA SALUTE

Chiudete gli occhi e immaginate il cielo blu, respirate profondamente. Sentirete il battito del vostro cuore che si regolarizza, il respiro sarà tranquillo e potrete provare un senso di benessere. Il blu è considerato da sempre il colore della calma e della tranquillità…

Perché C-BLU?

Per diventare un adulto sano e felice è necessario coltivare il benessere sin da piccoli: C-BlU è il primo centro multidisciplinare con sede a Torino e Bari orientato al benessere e alla promozione della salute di tutta la famiglia: ci prenderemo cura di te con l’ausilio della professionalità di una équipe altamente qualificata composta da psicologi, psicoterapeuti, logopedisti, nutrizionisti, educatori, neuropsichiatri e psicomotricisti. I professionisti di C-BLU lavorano in sintonia per ideare percorsi personalizzati per la ricerca del tuo equilibrio psicofisico, della tua famiglia e lo sviluppo armonico dei tuoi bambini.
Da C-BLU ti sentirai accolto, rassicurato, sostenuto. Scopri di più…

Prendersi cura delle relazioni

18 luglio 2018
“Non c’è speranza di gioia ad eccezione che nelle relazioni umane” Antoine de Saint-Exupery Nel corso della vita si ricercano e si costruiscono relazioni. C’è chi le reputa un ingrediente fondamentale dell’esistenza e costruisce numerose reti, e chi scegli di instaurare solo pochi rapporti. Sin dalla nascita ci si rapporta con gli altri, e anche se i modi di incontrare l’altro cambiano (pensiamo all’influenza della tecnologia nella nostra epoca) si è naturalmente spinti a ricercare un’amicizia e/o  un partner per creare un legame, un’affettività, per ricevere calore, vicinanza, supporto, ma anche per costruire l’identità, essere riconosciuti e considerati. Se i piccoli di molte specie, come dimostrato da numerosi esperimenti, preferivano il calore e la vicinanza della madre piuttosto che il cibo avranno avuto buone motivazioni. I rapporti con gli altri rivestono un ruolo importante sia per la sopravvivenza delle persone: numerosi studi sul sostegno sociale mostrano che le persone con minori contatti sociali si ammalano di più e hanno maggiori difficoltà a riprendersi dalle malattie; sia per il mantenimento della salute: diverse ricerche sostengono che la presenza di un partner è un fattore protettivo. Tuttavia la semplice presenza degli altri non è sufficiente a vivere una vita sana ( ad es. avere un partner non sempre è un fattore protettivo se poi si desidera allontanarsene). Oltre alla quantità è importante la qualità dei rapporti che viviamo. Una relazione di qualità è caratterizzata da rispetto, premurosità, fiducia, onestà, sostegno, buona comunicazione. Le relazioni positive favoriscono empatia, gratitudine, apertura, compassione, comprensione e rispetto per la diversità. Le relazioni negative invece sono strumentalizzanti, coercitive, ingiuste e sbilanciate. Inoltre, a mio avviso, una caratteristica importante delle relazioni sane è la reciprocità, e non si tratta di quantificare lo scambio ma di stabilire una dinamica di mutualità tra sé e l’altro, cioè uno scambio sano, reciproco e appagante. Quando le relazioni non funzionano diventano una fonte di malessere e suscitano rabbia, delusione, senso di solitudine, sofferenza per lo scarso riconoscimento e la  mancanza di rispetto. A volte tale malessere si riversa sulla propria vita, sull’immagine di sé e sulla realizzazione di se stessi. E’ quindi necessario, costruire e mantenere relazioni di buona qualità. E per farlo bisogna coltivarle costantemente. Come un pianta la relazione ha bisogno di cure cioè di nutrimento, tempo, presenza, rispetto, amore. Ma come ci si prende cura di una relazione? Per prendersi cura di una relazione bisogna innanzitutto pensarla. Spesso si mantengono rapporti per la rappresentazione mentale costruita, per l’immagine di sé che ci offrono, che magari non ci appartiene più, o per paura della solitudine. E’ utile quindi interrogarsi su ciò che accade in se stessi e nei rapporti con gli altri e sviluppare un pensiero nuovo. Possono risultare utili domande quali: Come funziona la relazione? Cosa mi spinge a mantenerla? Quale ruolo sto assumendo? E perché? Riflettere è il primo passo per non restare invischiati in relazioni spente e senza più nulla da offrire. In secondo luogo è necessario ascoltare le Emozioni cioè riconoscerle, esprimerle e imparare a gestirle.

Memoria:una delle funzioni cognitive alla base della vita

16 luglio 2018
“Siamo ciò che siamo per via di ciò che impariamo e ricordiamo” La memoria è una delle principali risorse che abbiamo non solo per ricordare la nostra storia (chi siamo- da dove veniamo-cosa ci piace) ma anche e soprattutto per crescere, svilupparci e  apprendere nuove cose. Senza la memoria perderemmo la nostra identità, il nostro senso di sé ma anche la continuità della nostra vita e della specie a cui apparteniamo. Tutti disponiamo della capacità mnesica ma ne diventiamo consapevoli solo al momento in cui essa manifesta fragilità. Le fragilità di memoria possono manifestarsi nell’infanzia e in adolescenza compromettendo la capacità di apprendere del bambino e/o adolescente, in età adulta dove possono compromettere il senso di fiducia, l’autostima e la realizzazione di sé della persona e infine nella terza età, dove gravi compromissioni della memoria si manifestano nell’Alzheimer o nella demenza senile. Abbiamo diversi tipi di memoria. La distinzione principale è tra memoria implicita, detta anche procedurale quella che utilizziamo in modo inconsapevole, (pensiamo a quando andiamo in bicicletta, oppure quando il bambino piccolo muove la testa verso la voce della madre) e memoria esplicita quella che utilizziamo per ricordare le cose che ascoltiamo, leggiamo, vediamo. La memoria esplicita può essere a breve e a lungo termine. La memoria a breve termine consente di tenere a mente delle informazioni per un breve periodo di tempo e di archiviarle nella memoria a lungo termine e può essere uditiva (ci arriva dal canale  verbale) e visiva (ci arriva dal canale visivo e spaziale). La memoria a lungo termine ci consente di rievocare quanto abbiamo immagazzinato anche a distanza di tempo.  In età infantile e adolescenziale si rintracciano fragilità e/o deficit di memoria quando i bambini o gli adolescenti fanno fatica a ricordare quanto ascoltato in classe o letto da un testo e manifestano facile distraibilità, ipercinesia, ansia e  svogliatezza. In età adulta quando la memoria funziona poco o non funziona affatto la persona tende a dimenticare appuntamenti, scadenze lavorative o impegni familiari, ha difficoltà a concentrarsi, e si affatica più facilmente; ciò comporta di non riuscire a portare a termine un compito, un’attività o un impegno prefissato in modo puntuale. Ne derivano emozioni negative come ansia, frustrazione, senso di inefficacia e anche conflitti relazionali che nel lungo periodo contribuiscono ad abbassare l’autostima, il senso di efficacia e la motivazione verso quello che si svolge. Nella terza età le difficoltà possono essere di vario tipo: neurologiche, psicologiche, cognitive e come tali vanno esplorate attraverso un mirato lavoro di equipe. Una valutazione del funzionamento della memoria, attraverso una testistica standardizzata consente di tracciare i punti di forza e le fragilità del funzionamento della memoria.  I test variano in base all’età e al tipo di sintomi riportati dal paziente. Per gli adulti tra la testistica disponibile è possibile utilizzare il MODA che consente di individuare deficit neuropsicologici (demenza senile, Alzheimer) o l’RMBT3 che indaga il funzionamento della memoria nelle aree di memoria visiva, uditiva, di apprendimento. Nel bambino piccolo la memoria può essere approfondita attraverso

SETTIMANA DEL CERVELLO 2018 CHECK-UP DELLA MEMORIA

17 febbraio 2018
La memoria è una delle maggiori risorse cognitive di cui disponiamo per crescere svilupparci ed apprendere. Senza la memoria perderemmo la nostra identità, il nostro senso di sé ma anche la continuità della nostra vita. La capacità di ricordare è importante per la nostra salute, per il senso di fiducia e per l’autostima. Dimenticare appuntamenti o scadenze lavorative in modo frequente o  avere difficoltà a ricordare quanto letto o ascoltato sono segnali da non trascurare. In occasione della settimana mondiale del cervello dal 12 al 18 marzo  2018 puoi effettuare presso il  nostro centro un check-up gratuito per approfondire il funzionamento della tua memoria. Durante l’incontro esploreremo il funzionamento della tua memoria e ti indicheremo il miglior percorso per raggiungere il tuo benessere. Necessario appuntamento telefonico allo 011/6980543 Evento​ realizzato​ ​in​ ​occasione​ ​della Settimana​ ​Mondiale​ ​del​ ​Cervello​, ​in​ ​collaborazione​ ​con Hafricah.NET,​ ​partner​ ​ufficiale​​ ​Brain​ ​Awareness​ ​Week.  

Brutta scrittura: pigrizia o disgrafia?

1 ottobre 2017
Nell’ambito dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento, la disgrafia appare come il meno conosciuto, anche se è particolarmente evidente anche a chi non conosce i DSA. Per definizione, la disgrafia è un disturbo specifico della scrittura nella riproduzione di segni alfabetici e numerici: si tratta per cui di una brutta scrittura, che si esplicita sia in italiano che in matematica. La disgrafia può essere associata ad altri disturbi dell’apprendimento, così come può essere l’unico presente in un bambino senza altre difficoltà; l’aspetto peculiare di questa problematica è che, a differenza degli altri disturbi specifici, ha una componente motoria molto importante. La scrittura, infatti, è una prassia, ovvero un azione su un oggetto, che necessita di tantissimi prerequisiti legati ad aspetti motori, oltre a quelli linguistici e cognitivi. Tra questi ci sono: Competenza posturale: per scrivere in maniera adeguata devo riuscire a mantenere una postura a lungo, senza che mi provochi fastidio o dolore. Motricità fine: per compiere un gesto così piccolo e preciso con uno strumento devo essere in grado di gestire i movimenti della mano. Oculomotricità e coordinazione occhio-mano: i miei occhi devono essere in grado di muoversi bene e al passo con la mia mano. Lateralità e organizzazione spaziale: la gestione dello spazio-foglio richiede che io sia in grado di trovare i punti di riferimento all’interno di esso. Organizzazione temporale: come in tutte le prassie complesse c’è una sequenza di azioni da portare a termine per avere un risultato; la scrittura, inoltre, è caratterizzato da un ritmo, che deve essere il più possibile regolare. Un ritardo nello sviluppo di queste competenze comporta una difficoltà nella scrittura. Non dimentichiamoci, infatti, che i bambini prima di parlare si muovono: l’apprendimento delle sequenze, delle leggi della fisica che regolano lo spazio e il tempo, avvengono tramite il movimento, ed è solo dopo che a questi concetti viene dato un nome e vengono organizzati nelle strutture cognitive. Un gesto grafomotorio non ben organizzato può quindi compromettere le abilità di scrittura di un bambino senza altre difficoltà. Molto rilevante nella disgrafia è la possibilità che sia derivata da un disturbo più generale della coordinazione, che va a rendere deficitario anche l’atto grafomotorio. Va inoltre tenuto in considerazione che la disgrafia, essendo un problema motorio, ha ripercussioni non solo sulla scrittura, ma anche nel disegno, nella geometria, nel calcolo in colonna, soprattutto se associato a difficoltà visuo-spaziali, frequenti nei bambini con difficoltà di apprendimento. Come si individua un bambino disgrafico? Ecco i campanelli d’allarme: Brutta scrittura, faticosa da leggere (in particolare in corsivo), con scarso rispetto delle righe e dei margini. Presenza di dolore durante la scrittura, dato dalla postura, da una brutta impugnatura e/o da una regolazione tonica non adeguata: quando un bambino ha male c’è sicuramente qualcosa da correggere. Una scrittura molto bella ma lenta. Quello che manca al bambino disgrafico è l’automatizzazione del gesto grafomotorio: scrivere bene comporta enorme impegno e fatica, per cui risulta lento, e quando è ormai stanco la scrittura peggiorerà. In generale l’affaticabilità è un problema importante: per compensare

Il conflitto nella relazione di coppia

30 agosto 2017
Ero così tanto incavolata che me ne sono andata sbattendo la porta… Non capisce mai quello che intendo dire…. Vuole avere sempre ragione lei… E’ sempre lui ad attaccare briga a me non va di litigare….. Ha sempre da ridire su ogni cosa……. A chi non è capitato, almeno una volta, di litigare con il proprio partner e di essersi sentito non compreso, non ascoltato, non riconosciuto? Le relazioni di coppia rappresentano un baricentro importante della vita affettiva delle persone e quando non funzionano comportano effetti negativi sulla salute e sul benessere del singolo e della coppia. Numerose ricerche infatti dimostrano che una relazione di coppia disfunzionale è un fattore di rischio per la salute. Solitamente si pensa che una coppia funziona quando non litiga, quando tra i partner c’è accordo. In realtà una relazione apparentemente priva di conflitti può essere più malsana di una con conflitti frequenti ma la questione non è, tanto “Litigare sì o Litigare no”, quanto imparare a stare nel conflitto e a trasformarlo in occasione di conoscenza di se stessi e dell’altro. Nella mia esperienza professionale rintraccio sempre più una difficoltà ad affrontare un conflitto e una maggiore facilità a ignorarlo o evitarlo. Ciò accade perché si è spaventati dal malessere e dalla sofferenza che un conflitto può provocare e anche perché in situazioni conflittuali non sappiamo cosa fare, come affrontarle, come gestirle. Un conflitto ignorato e/o evitato non si risolve da solo, anzi se non viene affrontato è probabile che si ripresenti in modo ancora più acceso, creando ulteriori difficoltà relazionali. Affrontare un conflitto diventa quindi una competenza fondamentale per leggere meglio se stessi, per osservare quelle parti di sé che non si conoscono e per instaurare relazioni sane. Tale competenza può essere sviluppata. Vediamo in che modo. Innanzitutto è opportuno aumentare la consapevolezza di cosa è il conflitto. Ognuno di noi possiede una rappresentazione mentale del litigio e questa influenza fortemente la modalità di porsi nel conflitto. Tale rappresentazione è legata in parte, alla propria storia personale cioè a come da piccoli abbiamo sperimentato le situazioni conflittuali, in parte alla cultura in cui siamo inseriti dove il termine conflitto evoca concetti e immagini sgradevoli e rimanda principalmente allo scontro, al contendere, all’aggressività, alla violenza. Veniamo inoltre educati a non litigare e da adulti sviluppiamo l’idea che “o si ha ragione o si ha torto” e di conseguenza che “o si vince o si perde”.  In realtà il conflitto è una componente fisiologica delle relazioni umane, esso ne fa parte per il semplice fatto che viviamo continuamente a contatto con gli altri e la vicinanza fisica e l’interdipendenza sono fattori che possono favorire l’insorgere di conflitti. Infatti, le differenze di interessi, bisogni, valori danno luogo ad un problema a cui si associa un disagio emotivo. Il conflitto è quindi costituito principalmente da due componenti: il problema e il disagio emotivo. Quando un conflitto nasce, spesso su un oggetto esterno alla relazione (problema), porta con sé una parte emotiva per lo più inconsapevole, a volte