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  • Chiudete gli occhi e immaginate il cielo blu, respirate profondamente.
     

  • Sentirete il battito del vostro cuore
    che si regolarizza,
    il respiro sarà tranquillo
    e potrete provare un senso di benessere.

  •  Il blu è considerato da sempre il colore della calma e della tranquillità. Questa ragione mi ha portata ad immaginare un posto BLU dove le persone si potessero sentire accolte, rassicurate, sostenute.

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C-BLU

CENTRO MULTIDISCIPLINARE PER LA PROMOZIONE DELLA SALUTE

Chiudete gli occhi e immaginate il cielo blu, respirate profondamente. Sentirete il battito del vostro cuore che si regolarizza, il respiro sarà tranquillo e potrete provare un senso di benessere. Il blu è considerato da sempre il colore della calma e della tranquillità…

Perché C-BLU?

Per diventare un adulto sano e felice è necessario coltivare il benessere sin da piccoli: C-BlU è il primo centro multidisciplinare con sede a Torino e Bari orientato al benessere e alla promozione della salute di tutta la famiglia: ci prenderemo cura di te con l’ausilio della professionalità di una équipe altamente qualificata composta da psicologi, psicoterapeuti, logopedisti, nutrizionisti, educatori, neuropsichiatri e psicomotricisti. I professionisti di C-BLU lavorano in sintonia per ideare percorsi personalizzati per la ricerca del tuo equilibrio psicofisico, della tua famiglia e lo sviluppo armonico dei tuoi bambini.
Da C-BLU ti sentirai accolto, rassicurato, sostenuto. Scopri di più…

Il lutto come esperienza trasformativa: affrontare versus trasformare

20 Aprile 2020
Il lutto come esperienza trasformativa Affrontare versus trasformare   La morte come la nascita fa parte della vita  Camminare consiste sia nell’alzare il piede sia nel posarlo. Tagore Uccelli migranti Il lutto è un’esperienza che appartiene all’esistenza e che l’individuo è obbligato a vivere nell’arco della vita. Sin dalla nascita andiamo incontro ad innumerevoli separazioni (pensiamo…al momento del parto, al passaggio dall’infanzia all’adolescenza, alla fine di un corso di studi, al divorzio, al pensionamento, o ancora alla perdita di una persona cara), alle quali è legato un sentimento doloroso che connotiamo come lutto. “Il lutto è uno stato psicologico conseguente alla perdita di un oggetto significativo, che ha fatto parte integrante dell’esistenza” (Galimberti). Di seguito mi soffermerò sul lutto collegato alla perdita di una persona cara e alla sua elaborazione. Come esseri umani si è spinti inconsciamente a ritenere di essere immortali, la morte è intollerabile per l’inconscio e quindi si è portati a rinnegarla. Si vive o forse spesso sopravvive senza pensare che “la morte appartiene alla vita e la vita appartiene alla morte”[1]. Ne riscopriamo la presenza solo quando siamo costretti a confrontarci con la perdita di chi amiamo, un’esperienza devastante e dolorosa sia emotivamente che fisicamente. Dal punto di vista psicologico quando si subisce un lutto (sottolineo la parola subire in quanto si tratta di una situazione, mi riferisco alla perdita di una persona, che non si può scegliere, e che accade al di là della nostra volontà) si manifestano una serie di reazioni emotive, cognitive, fisiche e comportamentali. Dal punto di vista emotivo e cognitivo si sperimentano sentimenti di tristezza, rabbia, ansia e sensi di colpa che possono unirsi a pensieri ricorrenti verso la persona perduta. Dal punto di vista comportamentale può attivarsi un ritiro sociale, la persona si chiude in sé alla ricerca della persona deceduta. Fisicamente si può manifestare perdita di appetito, disturbi del sonno e vari disturbi al sistema gastrointestinale, cardiocircolatorio e respiratorio. Questi aspetti sono fisiologicamente elaborati con il passare del tempo attraverso un processo di naturale elaborazione del lutto. Tale processo consiste in una serie di fasi che possono evolversi sia in modo lineare ma anche in modo alternato, ciò che è importante è attraversarle. “Una ferita si chiude e dentro non si vede”, canta E. Meta, ma “il come” questa ferita si chiude è fondamentale per la salute. Generalmente vengono individuate cinque fasi per elaborare un lutto:         Fase della negazione o del rifiuto caratterizzata dal rifiuto per la perdita. L’individuo non accetta di aver perduto la persona amata e manifesta un reazione di protesta. Ci si chiede: Ma è sicuro che non c’è più?       Fase della rabbia caratterizzata da emozioni forti come rabbia e paura che possono essere dirette verso sé o verso altri. Si ricerca un oggetto responsabile della perdita. In questa fase può attivarsi il rifiuto, la chiusura e il ritiro in sé. Ci si chiede: perche è capitato proprio a me?       Fase della contrattazione o del patteggiamento caratterizzata da un intenso desiderio di ricerca della

Separati in casa per il bene dei figli

5 Aprile 2020
E` possibile vivere tutti insieme, sotto lo stesso tetto, per il bene dei figli? Negli ultimi anni di lavoro mi capita sempre più frequentemente di essere contattata da coppie giovani in crisi. È vero che la relazione di coppia è molto difficile da gestire ma forse alcune unioni sono minate sin dal loro nascere.  A volte l’idea di andare a vivere insieme o di sposarsi sopravviene per senso del dovere, o perché richiesto dalla cultura in cui si vive, o perché si ha necessità di un cambiamento e non per una reale desiderio di chi andrà a costituire una nuova famiglia. Per tale ragione sempre più neo famiglie vivono crisi e avendo figli ancora piccoli (3-6 anni) non sanno se portare avanti la decisione di separarsi o proseguire in quella che dovrebbe essere una civile convivenza. Ma questo è davvero possibile? Si riesce a stare sotto lo stesso tetto, dentro lo stesso letto e far finta di niente? E soprattutto: i figli crederanno a questa bugia? Per loro sarà un bene? Purtroppo i bambini hanno un dono che spesso molti adulti perdono con la crescita: l’empatia. Loro non sanno spiegare come ci riescono ma sanno dire per certo se mamma e  papà sono felici o tristi. A loro non servono le parole, basta uno sguardo, l’assenza di un sorriso, gli occhi lucidi.  I figli leggono i propri genitori come se fossero libri stampati e come se loro fossero dei formidabili lettori. È vero che la separazione non è una scelta facile e felice ma è anche vero che far finta di niente e cercare di mentire a sé stessi e agli altri non è una soluzione che fa star bene. Stare insieme “per forza” crea un clima familiare teso e conflittuale anche quando non ci sono comportamenti espliciti da parte degli adulti (litigi, insulti,…). I bambini respirano le tensioni e le riportano negli ambienti che frequentano (scuola, gruppo dei pari,…) mettendo in atto atteggiamenti aggressivi, oppure mostrando disattenzione e apatia rispetto alle attività che vengono loro  proposte. Per cui una separazione consensuale affrontata in modo civile consente ai bambini di immaginare una vita in cui è possibile fare dei cambiamenti anche se questi sono faticosi e creano una sofferenza momentanea. Le reazioni che i bambini possono avere riguardo alla separazione dipendono molto da come i genitori gliene parleranno e da come organizzeranno praticamente i cambiamenti. La coppia dovrà avere ben chiaro che la separazione riguarda solo l’aspetto coniugale e che la coppia genitoriale dovrà rimanere ben  salda: sarà necessario avere gli stessi obiettivi educativi e bisognerà adottare strategie e modalità simili per raggiungerli. Se mamma e papà saranno d’accordo nelle scelte i bambini non avranno confusione, non mostreranno ansie particolari e riusciranno ad affrontare il cambiamento senza grossi traumi. Di certo piangeranno e cercheranno di fare da pacieri tra mamma e papà, spereranno in una loro riappacificazione ma se gli adulti saranno coerenti e pacati i bambini accetteranno pian piano la nuova situazione che si va delineando. Per cui gli

TEMPO-EMOZIONI-AZIONI Riflessioni e suggerimenti per attraversare l’emergenza

20 Marzo 2020
Nei giorni scorsi abbiamo assistito a un repentino cambiamento della nostra vita. In breve tempo la maggior parte delle persone, da sole o con le proprie famiglie, ha dovuto fermarsi, restare a casa, fermare completamente le proprie attività lavorative, oppure trasferirle nell’ambiente domestico. E mentre nel focolaio domestico si ferma la propria routine abituale e si percepiscono emozioni forti, fuori aumentano i focolai del virus e con essi la preoccupazione per sé e le proprie famiglie. Aumenta l’instabilità interiore, l’incertezza e la paura. Si diffonde il dolore. Si soffre per le perdite. Siamo immersi in un periodo storico drammatico che ci pone fortemente, in una condizione di instabilità, una situazione che confronta con emozioni quali paura, rabbia e tristezza, ma anche con vissuti di incertezza e dubbio, si è spaesati, disorientati, confusi e ansiosi.  È un momento che sconvolge le routine e i ritmi quotidiani di tutti bambini, adulti, anziani. Costretti a casa si è coinvolti in un processo di cambiamento della quotidianità, della routine, delle attività personali, con le quali molto spesso ci si identifica. Un momento che impone di fare delle modifiche alle abitudini, al tempo, allo spazio, costringe a rallentare, richiede di adattarci. L’adattamento, appartiene alla nostra specie e agevola tali cambiamenti. Siamo programmati per adattarci e tutti abbiamo la possibilità di utilizzare questa risorsa, ognuno con i propri modi e tempi. Come possiamo affrontare questo momento e promuovere la nostra salute? Un primo passo è stare con le emozioni che si provano momento per momento (ansia, rabbia, paura, tristezza, dolore), stare con le emozioni vuol dire accoglierle (Come mi sento? Cosa provo? Cosa accade dentro me?), accettarne la variabilità anche all’interno della stessa giornata, riconoscerne la funzionalità, condividerle con gli altri. È altresì importante esprimere i propri sentimenti (affetto, calore, gentilezza, cura) e far circolare vicinanza umana. Possiamo farlo con gli affetti più stretti, utilizzando messaggi, chiamate, videochiamate, oppure laddove non è possibile, possiamo scrivere una lettera e/o un pensiero (da consegnare in seguito), e con chi non appartiene alla nostra famiglia (vicino di casa o persone che non conosciamo) attuando gesti altruistici e solidali. Un secondo passo è avviare una riflessione su ciò che accade. La situazione che stiamo vivendo ci confronta con la fragilità di essere umani. Come dice il verso di una canzone delle Vibrazioni “le distanze ci informano che siamo fragili” in questo momento siamo chiamati a confrontarci con la fragilità. La fragilità umana  indica che siamo preziosi e unici ma anche che non siamo onnipotenti e non possiamo controllare tutto. Mai come in questo momento abbiamo l’occasione di confrontarci con la nostra vera essenza, con chi siamo realmente…possiamo riscoprire il valore e la preziosità della vita, delle cose che ci circondano, di quelle che abbiamo, e possiamo fermarci a riflettere sulla possibilità di cambiare certi comportamenti che stanno minacciando il pianeta e il nostro vivere. Per qualcuno questi spunti sono già arrivati, per altri erano in corso, per altri ancora sono nuovi e questo momento ne offre l’occasione. Ognuno, a seconda

Il mio bambino è ansioso?

27 Giugno 2019
…….”Mio figlio ha paura del buio e la sera non riesce ad addormentarsi richiede sempre la nostra presenza…. andare a scuola è una battaglia, ogni mattina piange, non vuole andare dice che vuole restare con noi……..è sempre preoccupato per come andrà il compito a scuola”……… In età infantile alcune paure (es. la paura del buio) o preoccupazioni (es. la separazione dal genitore, prestazioni scolastiche) sono fisiologiche appartengono cioè al normale sviluppo. Quando persistono per più tempo o  diventano smisurate rispetto alle situazioni può trattarsi di un disturbo d’ansia. I disturbi d’ansia riguardano sempre più spesso i bambini. L’ansia diventa un disturbo quando si manifesta in modo eccessivo e persistente rispetto allo stadio di sviluppo del bambino, impedendo il regolare corso. I disturbi d’ansia possono essere di diversi tipi: ansia da separazione, ansia sociale, fobie e sono caratterizzati da una preoccupazione intensa e prolungata smisurata rispetto alla situazione ad esempio relativamente alle situazioni scolastiche o sociali e che interferisce in modo significativo sullo svolgimento della vita quotidiana. Spesso sono accompagnati da sintomi fisici come frequenti mal di testa, mal di stomaco o vomito. I bambini ansiosi vivono costantemente un incerto sentimento di oppressione, che si associa a un atteggiamento di attesa di un avvenimento vissuto come negativo e inaspettato, ad esempio un compito scolastico, un’attività nuova, generalmente situazioni legate alla prestazione. L’ansia va a interferire con la capacità del bambino di separarsi dai genitori, fare amicizie, svolgere serenamente i compiti scolastici, sperimentare situazioni nuove, andare in certi luoghi. Paura e preoccupazione portano il bambino a rinunciare a fare delle cose che gli piacerebbe molto fare, o a evitare luoghi e situazioni che lo agitano. Inoltre può manifestarsi una tendenza al perfezionismo che genera uno stato di tensione e un impegno eccessivo. Un carico eccessivo di ansia può avere ripercussioni sull’autostima e il senso di efficacia del bambino ma anche sull’armonia e sul clima familiare. I genitori infatti possono trovarsi in difficoltà a gestire le ansie e le eccessive preoccupazioni del bambino nella quotidianità anche semplicemente nell’andare a scuola al mattino. Se non vengono appropriatamente trattati i disturbi d’ansia tendono a persistere e a  permanere anche nell’età adulta. Come intervenire? L’ansia che persiste è un segnale. Pensiamo alle spie nella nostra macchina e a quando una di loro si  accende. Cosa ci indica? Che qualcosa non sta funzionando come dovrebbe. A quel punto cerchiamo di capire cosa per poi intervenire. Ecco l’ansia che si protrae nel tempo e diventa eccessiva è un indicatore di qualcosa che non funziona nel  percorso di crescita del bambino e nelle relazioni che vive. È quindi opportuno rivolgersi a un professionista che può fare un analisi delle difficoltà del bambino e indicare il percorso più funzionale da seguire. Sulla base della conoscenza del profilo del bambino e del sistema familiare in cui è inserito, si può intervenire con un trattamento individuale per la gestione dell’ansia e delle emozioni, per l’aumento dell’autostima e del senso di efficacia e/o un intervento di parent training per sostenere i genitori a

I disturbi specifici dell’apprendimento in età adulta

19 Febbraio 2019
I Disturbi specifici dell’apprendimento in età adulta Quello che si comprende può essere cambiato (De Mello) I disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) sono disturbi del neurosviluppo che riguardano la capacità di leggere, scrivere e fare i calcoli in modo corretto e fluente. Si definiscono specifici perché riguardano abilità specifiche e non intaccano il funzionamento cognitivo; sono evolutivi perché variano con l’età della persona. Si manifestano con la scolarizzazione e, in base al tipo di difficoltà specifica che comportano, si distinguono in dislessia (difficoltà nella lettura), disortografia (difficoltà nella ortografia), disgrafia (difficoltà nell’abilità motoria della scrittura) e discalculia (difficoltà nell’abilità di calcolo). I disturbi specifici dell’apprendimento, non riguardano solo l’età evolutiva ma accompagnano la persona nella vita. Hanno un substrato neurobiologico e costituiscono una caratteristica costituzionale dell’individuo. Essi quindi non scompaiono con la crescita e lo sviluppo ma permangono per tutto l’arco della vita. In alcuni casi possono andare incontro a forme di compensazione. La diagnosi di DSA può essere formulata in età evolutiva a partire dalla fine della classe seconda primaria (per dislessia e disortografia) e della classe terza primaria (per discalculia). La precocità della diagnosi consente un intervento efficace e la promozione della salute dell’individuo. Quando ciò non accade è possibile formulare la diagnosi anche in età adulta. Nell’adulto si possono riscontrare difficoltà in ambito universitario nell’organizzazione, preparazione e superamento degli esami, in ambito lavorativo nella ricerca e mantenimento di un impiego. Nel lavoro psicoterapeutico con adulti mi è capitato di rintracciare difficoltà legate al disturbo specifico di apprendimento, di cui la persona non è sempre consapevole, celate da scarsa autostima e forte senso di inadeguatezza. La persona crede di essere inadeguata e ha una scarsa fiducia nelle proprie capacità. La percezione di sé come qualcuno di incapace e inadeguato porta inoltre in alcuni casi ad aggrapparsi a sostegni esterni (persone o sostanze) o a rifuggire dal proprio sé indossando la maschera dell’adeguatezza e/o della perfezione. La persona con disturbo specifico dell’apprendimento è esposta fin dall’infanzia a ostacoli che possono minare l’autostima, il benessere psicologico e l’equilibrio personale e possono portare in età adulta a sintomatologie ansiose o depressive. Quali sono i segnali di un DSA nell’adulto? Un segnale principale è la lentezza generale nelle aree di apprendimento. Gli adulti DSA hanno necessità di un tempo maggiore per elaborare le informazioni e le attività di apprendimento (leggere, scrivere, ricordare) richiedono un grande investimento. Ad esempio il dislessico legge con fatica, ha difficoltà a decifrare parole nuove, deve rileggere più volte un testo per capire, e fatica nell’espressione verbale. Ha inoltre difficoltà nella denominazione rapida e nello spelling. Nell’espressione scritta fatica ad ampliare i contenuti e ad articolarli. Nelle abilità matematiche ha difficoltà con gli aspetti procedurali come il riconoscimento del simbolo matematico e l’applicazione delle procedure di calcolo a mente. Ha difficoltà nella memoria a breve termine, nell’organizzazione personale e professionale e nella gestione del tempo. In ambito lavorativo possono emergere problemi legati al contesto e alla mansione ad es. mantenere la concentrazione in ambienti rumorosi, gestire il carico di mansioni,