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  • Chiudete gli occhi e immaginate il cielo blu, respirate profondamente.
     

  • Sentirete il battito del vostro cuore
    che si regolarizza,
    il respiro sarà tranquillo
    e potrete provare un senso di benessere.

  •  Il blu è considerato da sempre il colore della calma e della tranquillità. Questa ragione mi ha portata ad immaginare un posto BLU dove le persone si potessero sentire accolte, rassicurate, sostenute.

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C-BLU

CENTRO MULTIDISCIPLINARE PER LA PROMOZIONE DELLA SALUTE

Chiudete gli occhi e immaginate il cielo blu, respirate profondamente. Sentirete il battito del vostro cuore che si regolarizza, il respiro sarà tranquillo e potrete provare un senso di benessere. Il blu è considerato da sempre il colore della calma e della tranquillità…

Perché C-BLU?

Per diventare un adulto sano e felice è necessario coltivare il benessere sin da piccoli: C-BlU è il primo centro multidisciplinare con sede a Torino e Bari orientato al benessere e alla promozione della salute di tutta la famiglia: ci prenderemo cura di te con l’ausilio della professionalità di una équipe altamente qualificata composta da psicologi, psicoterapeuti, logopedisti, nutrizionisti, educatori, neuropsichiatri e psicomotricisti. I professionisti di C-BLU lavorano in sintonia per ideare percorsi personalizzati per la ricerca del tuo equilibrio psicofisico, della tua famiglia e lo sviluppo armonico dei tuoi bambini.
Da C-BLU ti sentirai accolto, rassicurato, sostenuto. Scopri di più…

Il mio bambino è ansioso?

27 Giugno 2019
…….”Mio figlio ha paura del buio e la sera non riesce ad addormentarsi richiede sempre la nostra presenza…. andare a scuola è una battaglia, ogni mattina piange, non vuole andare dice che vuole restare con noi……..è sempre preoccupato per come andrà il compito a scuola”……… In età infantile alcune paure (es. la paura del buio) o preoccupazioni (es. la separazione dal genitore, prestazioni scolastiche) sono fisiologiche appartengono cioè al normale sviluppo. Quando persistono per più tempo o  diventano smisurate rispetto alle situazioni può trattarsi di un disturbo d’ansia. I disturbi d’ansia riguardano sempre più spesso i bambini. L’ansia diventa un disturbo quando si manifesta in modo eccessivo e persistente rispetto allo stadio di sviluppo del bambino, impedendo il regolare corso. I disturbi d’ansia possono essere di diversi tipi: ansia da separazione, ansia sociale, fobie e sono caratterizzati da una preoccupazione intensa e prolungata smisurata rispetto alla situazione ad esempio relativamente alle situazioni scolastiche o sociali e che interferisce in modo significativo sullo svolgimento della vita quotidiana. Spesso sono accompagnati da sintomi fisici come frequenti mal di testa, mal di stomaco o vomito. I bambini ansiosi vivono costantemente un incerto sentimento di oppressione, che si associa a un atteggiamento di attesa di un avvenimento vissuto come negativo e inaspettato, ad esempio un compito scolastico, un’attività nuova, generalmente situazioni legate alla prestazione. L’ansia va a interferire con la capacità del bambino di separarsi dai genitori, fare amicizie, svolgere serenamente i compiti scolastici, sperimentare situazioni nuove, andare in certi luoghi. Paura e preoccupazione portano il bambino a rinunciare a fare delle cose che gli piacerebbe molto fare, o a evitare luoghi e situazioni che lo agitano. Inoltre può manifestarsi una tendenza al perfezionismo che genera uno stato di tensione e un impegno eccessivo. Un carico eccessivo di ansia può avere ripercussioni sull’autostima e il senso di efficacia del bambino ma anche sull’armonia e sul clima familiare. I genitori infatti possono trovarsi in difficoltà a gestire le ansie e le eccessive preoccupazioni del bambino nella quotidianità anche semplicemente nell’andare a scuola al mattino. Se non vengono appropriatamente trattati i disturbi d’ansia tendono a persistere e a  permanere anche nell’età adulta. Come intervenire? L’ansia che persiste è un segnale. Pensiamo alle spie nella nostra macchina e a quando una di loro si  accende. Cosa ci indica? Che qualcosa non sta funzionando come dovrebbe. A quel punto cerchiamo di capire cosa per poi intervenire. Ecco l’ansia che si protrae nel tempo e diventa eccessiva è un indicatore di qualcosa che non funziona nel  percorso di crescita del bambino e nelle relazioni che vive. È quindi opportuno rivolgersi a un professionista che può fare un analisi delle difficoltà del bambino e indicare il percorso più funzionale da seguire. Sulla base della conoscenza del profilo del bambino e del sistema familiare in cui è inserito, si può intervenire con un trattamento individuale per la gestione dell’ansia e delle emozioni, per l’aumento dell’autostima e del senso di efficacia e/o un intervento di parent training per sostenere i genitori a

I disturbi specifici dell’apprendimento in età adulta

19 Febbraio 2019
I Disturbi specifici dell’apprendimento in età adulta Quello che si comprende può essere cambiato (De Mello) I disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) sono disturbi del neurosviluppo che riguardano la capacità di leggere, scrivere e fare i calcoli in modo corretto e fluente. Si definiscono specifici perché riguardano abilità specifiche e non intaccano il funzionamento cognitivo; sono evolutivi perché variano con l’età della persona. Si manifestano con la scolarizzazione e, in base al tipo di difficoltà specifica che comportano, si distinguono in dislessia (difficoltà nella lettura), disortografia (difficoltà nella ortografia), disgrafia (difficoltà nell’abilità motoria della scrittura) e discalculia (difficoltà nell’abilità di calcolo). I disturbi specifici dell’apprendimento, non riguardano solo l’età evolutiva ma accompagnano la persona nella vita. Hanno un substrato neurobiologico e costituiscono una caratteristica costituzionale dell’individuo. Essi quindi non scompaiono con la crescita e lo sviluppo ma permangono per tutto l’arco della vita. In alcuni casi possono andare incontro a forme di compensazione. La diagnosi di DSA può essere formulata in età evolutiva a partire dalla fine della classe seconda primaria (per dislessia e disortografia) e della classe terza primaria (per discalculia). La precocità della diagnosi consente un intervento efficace e la promozione della salute dell’individuo. Quando ciò non accade è possibile formulare la diagnosi anche in età adulta. Nell’adulto si possono riscontrare difficoltà in ambito universitario nell’organizzazione, preparazione e superamento degli esami, in ambito lavorativo nella ricerca e mantenimento di un impiego. Nel lavoro psicoterapeutico con adulti mi è capitato di rintracciare difficoltà legate al disturbo specifico di apprendimento, di cui la persona non è sempre consapevole, celate da scarsa autostima e forte senso di inadeguatezza. La persona crede di essere inadeguata e ha una scarsa fiducia nelle proprie capacità. La percezione di sé come qualcuno di incapace e inadeguato porta inoltre in alcuni casi ad aggrapparsi a sostegni esterni (persone o sostanze) o a rifuggire dal proprio sé indossando la maschera dell’adeguatezza e/o della perfezione. La persona con disturbo specifico dell’apprendimento è esposta fin dall’infanzia a ostacoli che possono minare l’autostima, il benessere psicologico e l’equilibrio personale e possono portare in età adulta a sintomatologie ansiose o depressive. Quali sono i segnali di un DSA nell’adulto? Un segnale principale è la lentezza generale nelle aree di apprendimento. Gli adulti DSA hanno necessità di un tempo maggiore per elaborare le informazioni e le attività di apprendimento (leggere, scrivere, ricordare) richiedono un grande investimento. Ad esempio il dislessico legge con fatica, ha difficoltà a decifrare parole nuove, deve rileggere più volte un testo per capire, e fatica nell’espressione verbale. Ha inoltre difficoltà nella denominazione rapida e nello spelling. Nell’espressione scritta fatica ad ampliare i contenuti e ad articolarli. Nelle abilità matematiche ha difficoltà con gli aspetti procedurali come il riconoscimento del simbolo matematico e l’applicazione delle procedure di calcolo a mente. Ha difficoltà nella memoria a breve termine, nell’organizzazione personale e professionale e nella gestione del tempo. In ambito lavorativo possono emergere problemi legati al contesto e alla mansione ad es. mantenere la concentrazione in ambienti rumorosi, gestire il carico di mansioni,

Quando le relazioni diventano prevaricanti: caratteristiche del bullismo e del cyberbullismo

13 Novembre 2018
Quando le relazioni diventano prevaricanti: caratteristiche del  Bullismo e del Cyberbullismo   Le interazioni tra coetanei possono assumere la forma di relazioni prevaricanti. Tale forma può prendere il nome di bullismo o cyberbullismo. Il bullismo è un comportamento aggressivo ripetitivo verso chi non è in grado di difendersi. Consiste, infatti, in comportamenti aggressivi attuati in modo regolare verso una persona incapace di difendersi. Il bullismo è un fenomeno complesso che di solito coinvolge persone della stessa scuola o gruppo. Caratteristiche peculiari del bullismo sono: ·         Intenzionalità un episodio può essere connotato come bullismo quando l’attacco è mirato a infliggere un danno fisico o psicologico ·         Ripetitività gli attacchi si ripetono nel tempo ·         Divario di potere tra il prevaricatore e la vittima si crea uno squilibrio di potere psicologico, fisico o sociale Nel bullismo si distinguono due ruoli principali: il bullo, colui che agisce comportamenti violenti fisicamente e psicologicamente, la vittima colei che subisce tali atteggiamenti. Il bullo può manifestare aggressioni fisiche, verbali (minacce, prese in giro), strumentali (furti, danneggiamenti estorsioni), sociali (diffusione di calunnie, isolamento ed esclusione, divulgazione di segreti). Accanto ai ruoli principali si riscontrano una serie di ruoli secondari quali: aiutante del bullo, un compagno che partecipa attivamente alla prepotenza con una posizione inferiore, sostenitore del bullo colui che approva esplicitamente le prevaricazioni e tende a rinforzarle, difensore della vittima colui che supporta il compagno prevaricato o a livello emotivo, consolandolo, o a livello comportamentale difendendolo e/o richiamando l’attenzione dell’adulto, esterno (bystander) un compagno che pur essendo a conoscenza delle prepotenze avvenute, non si coinvolge direttamente negli episodi di prevaricazione e con il suo comportamento inattivo favorisce il diffondersi delle prepotenze nel gruppo. Il fenomeno del bullismo ha assunto oggi una nuova forma pur mantenendo lo stesso scopo. Si tratta del Cyberbullismo un  comportamento aggressivo e intenzionale, verso una persona ritenuta più debole, mediante strumenti tecnologici. Questi ultimi creano una distanza fisica e mentale che riduce l’attivazione empatica nel prevaricatore. Caratteristiche del cyberbullismo sono: ·         Coinvolgimento delle persone di tutto il mondo ·         Possibilità di agire 24 ore su 24 ·         Possibilità di diventare cyberbullo anche per chi ha un  basso potere sociale Diversamente dal bullo il cyberbullo non ha bisogno di rendersi visibile e utilizza la percezione di invisibilità. Elemento pericoloso del cyberbullismo è la disinibizione che contribuisce a rendere le comunicazioni on line molto violente, infatti i cyberbulli tendono a fare ciò che nella vita reale non farebbero. Il materiale cyberbullistico può essere visto e diffuso tramite internet perdendone il controllo. Il cyber bullismo può manifestarsi sottoforma di messaggi elettronici violenti e volgari per stimolare battaglie verbali on line (Flaming); messaggi offensivi ripetuti nel tempo attraverso messaggi e- mail, telefonate (Molestie), danneggiare la reputazione attraverso lo sparlare mediante e-mail, messaggistica istantanea al fine di (Denigrazione), rendere pubbliche confidenze di un coetaneo (spontanee o estorte con l’inganno) oppure diffondere immagini riservate e intime (Outing o trickery), aggressione di un coetaneo e riprese della stessa per la successiva pubblicazione on line (Happy slapping), esclusione di un coetaneo da

Il lutto come esperienza trasformativa: affrontare versus trasformare

15 Ottobre 2018
Il lutto come esperienza trasformativa Affrontare versus trasformare   La morte come la nascita fa parte della vita  Camminare consiste sia nell’alzare il piede sia nel posarlo. Tagore Uccelli migranti Il lutto è un’esperienza che appartiene all’esistenza e che l’individuo è obbligato a vivere nell’arco della vita. Sin dalla nascita andiamo incontro ad innumerevoli separazioni (pensiamo…al momento del parto, al passaggio dall’infanzia all’adolescenza, alla fine di un corso di studi, al divorzio, al pensionamento, o ancora alla perdita di una persona cara), alle quali è legato un sentimento doloroso che connotiamo come lutto. “Il lutto è uno stato psicologico conseguente alla perdita di un oggetto significativo, che ha fatto parte integrante dell’esistenza” (Galimberti). Di seguito mi soffermerò sul lutto collegato alla perdita di una persona cara e alla sua elaborazione. Come esseri umani si è spinti inconsciamente a ritenere di essere immortali, la morte è intollerabile per l’inconscio e quindi si è portati a rinnegarla. Si vive o forse spesso sopravvive senza pensare che “la morte appartiene alla vita e la vita appartiene alla morte”[1]. Ne riscopriamo la presenza solo quando siamo costretti a confrontarci con la perdita di chi amiamo, un’esperienza devastante e dolorosa sia emotivamente che fisicamente. Dal punto di vista psicologico quando si subisce un lutto (sottolineo la parola subire in quanto si tratta di una situazione, mi riferisco alla perdita di una persona, che non si può scegliere, e che accade al di là della nostra volontà) si manifestano una serie di reazioni emotive, cognitive, fisiche e comportamentali. Dal punto di vista emotivo e cognitivo si sperimentano sentimenti di tristezza, rabbia, ansia e sensi di colpa che possono unirsi a pensieri ricorrenti verso la persona perduta. Dal punto di vista comportamentale può attivarsi un ritiro sociale, la persona si chiude in sé alla ricerca della persona deceduta. Fisicamente si può manifestare perdita di appetito, disturbi del sonno e vari disturbi al sistema gastrointestinale, cardiocircolatorio e respiratorio. Questi aspetti sono fisiologicamente elaborati con il passare del tempo attraverso un processo di naturale elaborazione del lutto. Tale processo consiste in una serie di fasi che possono evolversi sia in modo lineare ma anche in modo alternato, ciò che è importante è attraversarle. “Una ferita si chiude e dentro non si vede”, canta E. Meta, ma “il come” questa ferita si chiude è fondamentale per la salute. Generalmente vengono individuate cinque fasi per elaborare un lutto:         Fase della negazione o del rifiuto caratterizzata dal rifiuto per la perdita. L’individuo non accetta di aver perduto la persona amata e manifesta un reazione di protesta. Ci si chiede: Ma è sicuro che non c’è più?       Fase della rabbia caratterizzata da emozioni forti come rabbia e paura che possono essere dirette verso sé o verso altri. Si ricerca un oggetto responsabile della perdita. In questa fase può attivarsi il rifiuto, la chiusura e il ritiro in sé. Ci si chiede: perche è capitato proprio a me?       Fase della contrattazione o del patteggiamento caratterizzata da un intenso desiderio di ricerca della

Giornata Nazionale della Psicologia 2018

21 Settembre 2018
  Il 10 ottobre 2018 si svolge la giornata nazionale della psicologia organizzata dall’Ordine Nazionale degli Psicologi con il patrocinio del Ministero della Salute. Il tema di questa terza edizione è “Ascoltarsi e Ascoltare: la persona al centro della propria vita” e nasce con l’obiettivo di promuovere le forme e le possibilità di ascolto come strumento per lo sviluppo personale e sociale e per il cambiamento positivo. “Studi Aperti” è l’iniziativa promossa dall’ordine e consiste in incontri di informazione e consulenze gratuite aperti a tutti.                                           Centro Blu partecipa a questa iniziativa Impegnati da tempo nella promozione della salute delle persone e dei contesti in cui vivono, come centro di promozione della salute, riteniamo utile contribuire alla diffusione di cosa le persone o i contesti (scuola, comunità, organizzazioni, servizi di cura) possono raggiungere attraverso l’aiuto della psicologia e dello psicologo. In linea infatti con il messaggio promosso dall’ordine: “ascoltare se stessi, ascoltare gli altri, trasformare i rischi in opportunità e le sfide in momenti di crescita, prevenire, curare, promuovere salute e sviluppare risorse” miriamo a diffondere una psicologia non solo come servizio di cura ma anche e soprattutto come spazio di prevenzione, promozione della salute e sviluppo personale. Per informazioni chiamaci allo 011/6980543. L’iniziativa è aperta a persone singole, scuole, comunità, organizzazioni. E’  possibile consultare l’evento Giornata nazionale della psicologia ai seguenti link: http://www.psy.it/giornatapsicologia/news/benvenuti-alla-giornata-nazionale-della-psicologia- https://www.psy.it/giornatapsicologia/video/ https://www.psy.it/giornatapsicologia/studi-aperti/