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  • Chiudete gli occhi e immaginate il cielo blu, respirate profondamente.
     

  • Sentirete il battito del vostro cuore
    che si regolarizza,
    il respiro sarà tranquillo
    e potrete provare un senso di benessere.

  •  Il blu è considerato da sempre il colore della calma e della tranquillità. Questa ragione mi ha portata ad immaginare un posto BLU dove le persone si potessero sentire accolte, rassicurate, sostenute.

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Centro BLU


CENTRO MULTIDISCIPLINARE PER LA PROMOZIONE DELLA SALUTE


Chiudete gli occhi e immaginate il cielo blu, respirate profondamente. Sentirete il battito del vostro cuore che si regolarizza, il respiro sarà tranquillo e potrete provare un senso di benessere. Il blu è considerato da sempre il colore della calma e della tranquillità…

Perché Centro BLU?

Perché il benessere nasce dall’ascolto, dalla cura e dalla possibilità di essere sostenuti nel modo più adatto a ciascuno.

Centro BLU, attivo dal 2010, è un centro multidisciplinare, con sedi a Torino e Bari, dedicato alla salute e al benessere della persona, in ogni fase della vita. Un luogo in cui professionisti con competenze diverse lavorano insieme per comprendere ogni persona nella sua unicità e costruire percorsi personalizzati.

Psicologi, psicoterapeuti, logopedisti, nutrizionisti, educatori, neuropsichiatri, psichiatri e psicomotricisti mettono in comune esperienza e professionalità per accompagnare bambini, ragazzi, adulti e famiglie in un percorso di crescita e di benessere.

Perché prendersi cura di sé significa anche prendersi cura di chi amiamo.

Da Centro BLU ti sentirai accolto, rassicurato, sostenuto. Scopri di più…

 



Articoli & News


Quando le relazioni diventano prevaricanti: caratteristiche del bullismo e del cyberbullismo

13 Settembre 2026
Quando le relazioni diventano prevaricanti: caratteristiche del  Bullismo e del Cyberbullismo   Le interazioni tra coetanei possono assumere la forma di relazioni prevaricanti. Tale forma può prendere il nome di bullismo o cyberbullismo. Il bullismo è un comportamento aggressivo ripetitivo verso chi non è in grado di difendersi. Consiste, infatti, in comportamenti aggressivi attuati in modo regolare verso una persona incapace di difendersi. Il bullismo è un fenomeno complesso che di solito coinvolge persone della stessa scuola o gruppo. Caratteristiche peculiari del bullismo sono: ·         Intenzionalità un episodio può essere connotato come bullismo quando l’attacco è mirato a infliggere un danno fisico o psicologico ·         Ripetitività gli attacchi si ripetono nel tempo ·         Divario di potere tra il prevaricatore e la vittima si crea uno squilibrio di potere psicologico, fisico o sociale Nel bullismo si distinguono due ruoli principali: il bullo, colui che agisce comportamenti violenti fisicamente e psicologicamente, la vittima colei che subisce tali atteggiamenti. Il bullo può manifestare aggressioni fisiche, verbali (minacce, prese in giro), strumentali (furti, danneggiamenti estorsioni), sociali (diffusione di calunnie, isolamento ed esclusione, divulgazione di segreti). Accanto ai ruoli principali si riscontrano una serie di ruoli secondari quali: aiutante del bullo, un compagno che partecipa attivamente alla prepotenza con una posizione inferiore, sostenitore del bullo colui che approva esplicitamente le prevaricazioni e tende a rinforzarle, difensore della vittima colui che supporta il compagno prevaricato o a livello emotivo, consolandolo, o a livello comportamentale difendendolo e/o richiamando l’attenzione dell’adulto, esterno (bystander) un compagno che pur essendo a conoscenza delle prepotenze avvenute, non si coinvolge direttamente negli episodi di prevaricazione e con il suo comportamento inattivo favorisce il diffondersi delle prepotenze nel gruppo. Il fenomeno del bullismo ha assunto oggi una nuova forma pur mantenendo lo stesso scopo. Si tratta del Cyberbullismo un  comportamento aggressivo e intenzionale, verso una persona ritenuta più debole, mediante strumenti tecnologici. Questi ultimi creano una distanza fisica e mentale che riduce l’attivazione empatica nel prevaricatore. Caratteristiche del cyberbullismo sono: ·         Coinvolgimento delle persone di tutto il mondo ·         Possibilità di agire 24 ore su 24 ·         Possibilità di diventare cyberbullo anche per chi ha un  basso potere sociale Diversamente dal bullo il cyberbullo non ha bisogno di rendersi visibile e utilizza la percezione di invisibilità. Elemento pericoloso del cyberbullismo è la disinibizione che contribuisce a rendere le comunicazioni on line molto violente, infatti i cyberbulli tendono a fare ciò che nella vita reale non farebbero. Il materiale cyberbullistico può essere visto e diffuso tramite internet perdendone il controllo. Il cyber bullismo può manifestarsi sottoforma di messaggi elettronici violenti e volgari per stimolare battaglie verbali on line (Flaming); messaggi offensivi ripetuti nel tempo attraverso messaggi e- mail, telefonate (Molestie), danneggiare la reputazione attraverso lo sparlare mediante e-mail, messaggistica istantanea al fine di (Denigrazione), rendere pubbliche confidenze di un coetaneo (spontanee o estorte con l’inganno) oppure diffondere immagini riservate e intime (Outing o trickery), aggressione di un coetaneo e riprese della stessa per la successiva pubblicazione on line (Happy slapping), esclusione di un coetaneo da

METODO DI STUDIO: AD OGNUNO IL SUO

16 Febbraio 2026
Quali premesse? Quando parliamo di Metodo di Studio è bene stabilire innanzitutto che non esistono strategie e suggerimenti validi per qualsiasi studente; ma durante il trattamento è necessario individuare quali risultino più funzionali, a seconda dell’età, caratteristiche personali, risorse e difficoltà. Inoltre è importante stabilire una buona relazione operatore-paziente-famiglia, basata su fiducia, motivazione, collaborazione e impegno. Quali sono le fasi del processo? Possono essere raggruppate in 4 macro-aree: l’analisi iniziale, dove viene stilato il profilo di funzionamento del paziente e analizzati il contesto familiare, sociale e scolastico di provenienza; la partecipazione attiva durante le lezioni, che ha a che fare con l’ascolto attivo delle lezioni, prendere appunti e interagire con il docente; la pianificazione che comprende la preparazione dei materiali necessari durante le lezioni e prosegue con l’organizzazione del tempo dello studio pomeridiano; per ultimo l’apprendimento, quindi lo studio, dall’analisi del testo alla creazione di strumenti compensativi come ad esempio le mappe.  Fase uno: Analisi iniziale. Prima di iniziare è necessario stilare il Profilo di Funzionamento del paziente con la partecipazione di tutta l’equipe multidisciplinare, per avere una visione globale e stabilire  obiettivi di trattamento adeguati, in termini di efficacia ed efficienza. Vengono analizzati poi i contesti di provenienza: famiglia, scuola, società (amici-gruppo dei pari) individuando risorse e criticità. Fase due: Partecipazione. L’ascolto attivo delle lezioni rappresenta la prima fase dell’apprendimento e gli appunti ne costituiscono la traccia scritta; questa operazione richiede alcune competenze, quali ad esempio saper cosa scrivere e come scriverlo, o valutare in modo consapevole l’utilizzo di uno strumento adeguato (penna/matita o tablet/pc), che necessitano un tempo di allenamento e sperimentazione. Fase tre: Pianificazione.  La percezione e la gestione del tempo possono risultare difficoltose: quanto è mezz’ora? Cosa vuol dire fare i compiti entro le 5? E’ bene creare delle buone prassi e farsi supportare da dispositivi digitali (es. agende elettroniche) o strumenti cartacei (es. planner personalizzabili). Fase quattro: Apprendimento. Prima di tutto non sottovalutare Dove si studia: il luogo deve essere confortevole e d’aiuto al processo creativo e di apprendimento; non meno importante è il Come: luci, suoni, profumi e tutto ciò che è fonte di stimolo per i 5 sensi può rappresentare un aiuto o un ostacolo. Vediamo ora i 4 passaggi principali: lettura, in autonomia o con il supporto della versione audio; il numero di volte deve essere equilibrato (come il Quanto-Basta dei cuochi) senza tralasciare la lettura delle immagini (eh, sì, anche le immagini vanno lette!), l’introduzione, le note. Si passa  all’analisi del testo, sottolineando i concetti più importanti ed evidenziando le parole chiave. Se qualche informazione non è chiara, è bene approfondire la comprensione, utilizzando anche altre fonti o canali comunicativi (video, spiegazioni di altri docenti, immagini). Per facilitare la rielaborazione e la memorizzazione di quanto studiato, creare una mappa concettuale, mentale, o un formulario, o un glossario, meglio se arricchito da immagini e disegni. Possono essere creati su carta oppure in formato digitale, con l’aiuto di applicazioni o software adatti allo scopo. Bibliografia Come leggere la dislessia e i DSA, G.

Separati in casa per il bene dei figli

5 Aprile 2025
E` possibile vivere tutti insieme, sotto lo stesso tetto, per il bene dei figli? Negli ultimi anni di lavoro mi capita sempre più frequentemente di essere contattata da coppie giovani in crisi. È vero che la relazione di coppia è molto difficile da gestire ma forse alcune unioni sono minate sin dal loro nascere.  A volte l’idea di andare a vivere insieme o di sposarsi sopravviene per senso del dovere, o perché richiesto dalla cultura in cui si vive, o perché si ha necessità di un cambiamento e non per una reale desiderio di chi andrà a costituire una nuova famiglia. Per tale ragione sempre più neo famiglie vivono crisi e avendo figli ancora piccoli (3-6 anni) non sanno se portare avanti la decisione di separarsi o proseguire in quella che dovrebbe essere una civile convivenza. Ma questo è davvero possibile? Si riesce a stare sotto lo stesso tetto, dentro lo stesso letto e far finta di niente? E soprattutto: i figli crederanno a questa bugia? Per loro sarà un bene? Purtroppo i bambini hanno un dono che spesso molti adulti perdono con la crescita: l’empatia. Loro non sanno spiegare come ci riescono ma sanno dire per certo se mamma e  papà sono felici o tristi. A loro non servono le parole, basta uno sguardo, l’assenza di un sorriso, gli occhi lucidi.  I figli leggono i propri genitori come se fossero libri stampati e come se loro fossero dei formidabili lettori. È vero che la separazione non è una scelta facile e felice ma è anche vero che far finta di niente e cercare di mentire a sé stessi e agli altri non è una soluzione che fa star bene. Stare insieme “per forza” crea un clima familiare teso e conflittuale anche quando non ci sono comportamenti espliciti da parte degli adulti (litigi, insulti,…). I bambini respirano le tensioni e le riportano negli ambienti che frequentano (scuola, gruppo dei pari,…) mettendo in atto atteggiamenti aggressivi, oppure mostrando disattenzione e apatia rispetto alle attività che vengono loro  proposte. Per cui una separazione consensuale affrontata in modo civile consente ai bambini di immaginare una vita in cui è possibile fare dei cambiamenti anche se questi sono faticosi e creano una sofferenza momentanea. Le reazioni che i bambini possono avere riguardo alla separazione dipendono molto da come i genitori gliene parleranno e da come organizzeranno praticamente i cambiamenti. La coppia dovrà avere ben chiaro che la separazione riguarda solo l’aspetto coniugale e che la coppia genitoriale dovrà rimanere ben  salda: sarà necessario avere gli stessi obiettivi educativi e bisognerà adottare strategie e modalità simili per raggiungerli. Se mamma e papà saranno d’accordo nelle scelte i bambini non avranno confusione, non mostreranno ansie particolari e riusciranno ad affrontare il cambiamento senza grossi traumi. Di certo piangeranno e cercheranno di fare da pacieri tra mamma e papà, spereranno in una loro riappacificazione ma se gli adulti saranno coerenti e pacati i bambini accetteranno pian piano la nuova situazione che si va delineando. Per cui gli

Memoria:una delle funzioni cognitive alla base della vita

11 Settembre 2023
“Siamo ciò che siamo per via di ciò che impariamo e ricordiamo” La memoria è una delle principali risorse che abbiamo non solo per ricordare la nostra storia (chi siamo- da dove veniamo-cosa ci piace) ma anche e soprattutto per crescere, svilupparci e  apprendere nuove cose. Senza la memoria perderemmo la nostra identità, il nostro senso di sé ma anche la continuità della nostra vita e della specie a cui apparteniamo. Tutti disponiamo della capacità mnesica ma ne diventiamo consapevoli solo al momento in cui essa manifesta fragilità. Le fragilità di memoria possono manifestarsi nell’infanzia e in adolescenza compromettendo la capacità di apprendere del bambino e/o adolescente, in età adulta dove possono compromettere il senso di fiducia, l’autostima e la realizzazione di sé della persona e infine nella terza età, dove gravi compromissioni della memoria si manifestano nell’Alzheimer o nella demenza senile. Abbiamo diversi tipi di memoria. La distinzione principale è tra memoria implicita, detta anche procedurale quella che utilizziamo in modo inconsapevole, (pensiamo a quando andiamo in bicicletta, oppure quando il bambino piccolo muove la testa verso la voce della madre) e memoria esplicita quella che utilizziamo per ricordare le cose che ascoltiamo, leggiamo, vediamo. La memoria esplicita può essere a breve e a lungo termine. La memoria a breve termine consente di tenere a mente delle informazioni per un breve periodo di tempo e di archiviarle nella memoria a lungo termine e può essere uditiva (ci arriva dal canale  verbale) e visiva (ci arriva dal canale visivo e spaziale). La memoria a lungo termine ci consente di rievocare quanto abbiamo immagazzinato anche a distanza di tempo.  In età infantile e adolescenziale si rintracciano fragilità e/o deficit di memoria quando i bambini o gli adolescenti fanno fatica a ricordare quanto ascoltato in classe o letto da un testo e manifestano facile distraibilità, ipercinesia, ansia e  svogliatezza. In età adulta quando la memoria funziona poco o non funziona affatto la persona tende a dimenticare appuntamenti, scadenze lavorative o impegni familiari, ha difficoltà a concentrarsi, e si affatica più facilmente; ciò comporta di non riuscire a portare a termine un compito, un’attività o un impegno prefissato in modo puntuale. Ne derivano emozioni negative come ansia, frustrazione, senso di inefficacia e anche conflitti relazionali che nel lungo periodo contribuiscono ad abbassare l’autostima, il senso di efficacia e la motivazione verso quello che si svolge. Nella terza età le difficoltà possono essere di vario tipo: neurologiche, psicologiche, cognitive e come tali vanno esplorate attraverso un mirato lavoro di equipe. Una valutazione del funzionamento della memoria, attraverso una testistica standardizzata consente di tracciare i punti di forza e le fragilità del funzionamento della memoria.  I test variano in base all’età e al tipo di sintomi riportati dal paziente. Per gli adulti tra la testistica disponibile è possibile utilizzare il MODA che consente di individuare deficit neuropsicologici (demenza senile, Alzheimer) o l’RMBT3 che indaga il funzionamento della memoria nelle aree di memoria visiva, uditiva, di apprendimento. Nel bambino piccolo la memoria può essere approfondita attraverso

Brutta scrittura: pigrizia o disgrafia?

1 Gennaio 2022
Nell’ambito dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento, la disgrafia appare come il meno conosciuto, anche se è particolarmente evidente anche a chi non conosce i DSA. Per definizione, la disgrafia è un disturbo specifico della scrittura nella riproduzione di segni alfabetici e numerici: si tratta per cui di una brutta scrittura, che si esplicita sia in italiano che in matematica. La disgrafia può essere associata ad altri disturbi dell’apprendimento, così come può essere l’unico presente in un bambino senza altre difficoltà; l’aspetto peculiare di questa problematica è che, a differenza degli altri disturbi specifici, ha una componente motoria molto importante. La scrittura, infatti, è una prassia, ovvero un azione su un oggetto, che necessita di tantissimi prerequisiti legati ad aspetti motori, oltre a quelli linguistici e cognitivi. Tra questi ci sono: Competenza posturale: per scrivere in maniera adeguata devo riuscire a mantenere una postura a lungo, senza che mi provochi fastidio o dolore. Motricità fine: per compiere un gesto così piccolo e preciso con uno strumento devo essere in grado di gestire i movimenti della mano. Oculomotricità e coordinazione occhio-mano: i miei occhi devono essere in grado di muoversi bene e al passo con la mia mano. Lateralità e organizzazione spaziale: la gestione dello spazio-foglio richiede che io sia in grado di trovare i punti di riferimento all’interno di esso. Organizzazione temporale: come in tutte le prassie complesse c’è una sequenza di azioni da portare a termine per avere un risultato; la scrittura, inoltre, è caratterizzato da un ritmo, che deve essere il più possibile regolare. Un ritardo nello sviluppo di queste competenze comporta una difficoltà nella scrittura. Non dimentichiamoci, infatti, che i bambini prima di parlare si muovono: l’apprendimento delle sequenze, delle leggi della fisica che regolano lo spazio e il tempo, avvengono tramite il movimento, ed è solo dopo che a questi concetti viene dato un nome e vengono organizzati nelle strutture cognitive. Un gesto grafomotorio non ben organizzato può quindi compromettere le abilità di scrittura di un bambino senza altre difficoltà. Molto rilevante nella disgrafia è la possibilità che sia derivata da un disturbo più generale della coordinazione, che va a rendere deficitario anche l’atto grafomotorio. Va inoltre tenuto in considerazione che la disgrafia, essendo un problema motorio, ha ripercussioni non solo sulla scrittura, ma anche nel disegno, nella geometria, nel calcolo in colonna, soprattutto se associato a difficoltà visuo-spaziali, frequenti nei bambini con difficoltà di apprendimento. Come si individua un bambino disgrafico? Ecco i campanelli d’allarme: Brutta scrittura, faticosa da leggere (in particolare in corsivo), con scarso rispetto delle righe e dei margini. Presenza di dolore durante la scrittura, dato dalla postura, da una brutta impugnatura e/o da una regolazione tonica non adeguata: quando un bambino ha male c’è sicuramente qualcosa da correggere. Una scrittura molto bella ma lenta. Quello che manca al bambino disgrafico è l’automatizzazione del gesto grafomotorio: scrivere bene comporta enorme impegno e fatica, per cui risulta lento, e quando è ormai stanco la scrittura peggiorerà. In generale l’affaticabilità è un problema importante: per compensare

 

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