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I disturbi specifici dell’apprendimento in età adulta

By BLU 1 mese agoNo Comments
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I Disturbi specifici dell’apprendimento in età adulta

Quello che si comprende può essere cambiato (De Mello)

I disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) sono disturbi del neurosviluppo che riguardano la capacità di leggere, scrivere e fare i calcoli in modo corretto e fluente. Si definiscono specifici perché riguardano abilità specifiche e non intaccano il funzionamento cognitivo; sono evolutivi perché variano con l’età della persona. Si manifestano con la scolarizzazione e, in base al tipo di difficoltà specifica che comportano, si distinguono in dislessia (difficoltà nella lettura), disortografia (difficoltà nella ortografia), disgrafia (difficoltà nell’abilità motoria della scrittura) e discalculia (difficoltà nell’abilità di calcolo). I disturbi specifici dell’apprendimento, non riguardano solo l’età evolutiva ma accompagnano la persona nella vita. Hanno un substrato neurobiologico e costituiscono una caratteristica costituzionale dell’individuo. Essi quindi non scompaiono con la crescita e lo sviluppo ma permangono per tutto l’arco della vita. In alcuni casi possono andare incontro a forme di compensazione. La diagnosi di DSA può essere formulata in età evolutiva a partire dalla fine della classe seconda primaria (per dislessia e disortografia) e della classe terza primaria (per discalculia). La precocità della diagnosi consente un intervento efficace e la promozione della salute dell’individuo. Quando ciò non accade è possibile formulare la diagnosi anche in età adulta. Nell’adulto si possono riscontrare difficoltà in ambito universitario nell’organizzazione, preparazione e superamento degli esami, in ambito lavorativo nella ricerca e mantenimento di un impiego. Nel lavoro psicoterapeutico con adulti mi è capitato di rintracciare difficoltà legate al disturbo specifico di apprendimento, di cui la persona non è sempre consapevole, celate da scarsa autostima e forte senso di inadeguatezza. La persona crede di essere inadeguata e ha una scarsa fiducia nelle proprie capacità. La percezione di sé come qualcuno di incapace e inadeguato porta inoltre in alcuni casi ad aggrapparsi a sostegni esterni (persone o sostanze) o a rifuggire dal proprio sé indossando la maschera dell’adeguatezza e/o della perfezione. La persona con disturbo specifico dell’apprendimento è esposta fin dall’infanzia a ostacoli che possono minare l’autostima, il benessere psicologico e l’equilibrio personale e possono portare in età adulta a sintomatologie ansiose o depressive.

Quali sono i segnali di un DSA nell’adulto?

Un segnale principale è la lentezza generale nelle aree di apprendimento. Gli adulti DSA hanno necessità di un tempo maggiore per elaborare le informazioni e le attività di apprendimento (leggere, scrivere, ricordare) richiedono un grande investimento. Ad esempio il dislessico legge con fatica, ha difficoltà a decifrare parole nuove, deve rileggere più volte un testo per capire, e fatica nell’espressione verbale. Ha inoltre difficoltà nella denominazione rapida e nello spelling. Nell’espressione scritta fatica ad ampliare i contenuti e ad articolarli. Nelle abilità matematiche ha difficoltà con gli aspetti procedurali come il riconoscimento del simbolo matematico e l’applicazione delle procedure di calcolo a mente. Ha difficoltà nella memoria a breve termine, nell’organizzazione personale e professionale e nella gestione del tempo. In ambito lavorativo possono emergere problemi legati al contesto e alla mansione ad es. mantenere la concentrazione in ambienti rumorosi, gestire il carico di mansioni, automatizzare nuove routine. Accanto a questi aspetti, particolare attenzione va posta a livello psicologico e affettivo dove si riscontrano mancanza di fiducia nelle proprie potenzialità, bassa autostima, vissuti di rabbia e frustrazione, immagine negativa di sé.

Cosa è utile fare?

La diagnosi è una possibile strada per un miglioramento della qualità della vita. In tal caso è utile   rivolgersi a un èquipe multi professionale (psicologo-psicoterapeuta, logopedista, neurologo, foniatra, psichiatra) con l’obiettivo di individuare il percorso diagnostico più idoneo da seguire. L’iter diagnostico prevede un colloquio conoscitivo e un questionario di screening per definire se procedere con la valutazione. La valutazione comprende un analisi delle aree legate agli apprendimenti (lettura, scrittura, calcolo) attraverso prove standardizzate, e un analisi del funzionamento cognitivo attraverso test mono e multi componenziali. Le persone che hanno scelto il percorso diagnostico riferiscono che, dare un nome alle proprie difficoltà aiuta a ridurre il senso critico verso sé e la sensazione di inadeguatezza. La diagnosi può aiutare a diventare consapevoli delle proprie difficoltà (nella quotidianità, nel lavoro, all’università e/o nei rapporti)  e di quanto queste hanno limitato la  crescita e la realizzazione personale. In accordo con E. Fromm credo che ognuno ha il diritto di dar alla luce il vero sé.

Dott.sa Isabella Clemente

Per la realizzazione dell’articolo sono stati consultati:

Genovese E., E. Ghidoni, G. Guaraldi, G. Stella, 2011. Dislessia nei giovani adulti. Ed. Erickson Trento.

Ghidoni E., G. Guaraldi, E. Genovese, 2015. Giovani Adulti con DSA Diagnosi, aspetti psicologici e prospettive di sviluppo. Ed Erickson Trento.

Ghidoni E., G. Guaraldi, E. Genovese, Stella G. 2012. Dislessia in età adulta percorsi ed esperienza tra università e mondo del lavoro. Ed. Erickson Trento.

Guaraldi G., E. Ghidoni, E. Genovese, 2016. Genetica e ambiente nella dislessia. Ed. Erickson Trento.

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